La parola all’insegnante sull’AAC

Testimonianza

Professione

Insegnante

Nome dell’organizzazione

Istituto Comprensivo “Maria Montessori”

Scala di azione dell’organizzazione

In cosa consiste la sua professione?

Lavorando a contatto con studenti che hanno problemi di linguaggio e di udito e che spesso non sono in grado di comunicare attraverso il codice scritto e orale, è necessario trovare strategie efficaci per facilitare la comunicazione e la comprensione. L’AAC è un valido alleato nei contesti scolastici ed extrascolastici per sostenere la comunicazione e l’apprendimento in modo spontaneo.

Conosce i metodi di AAC? Da quando?

Si, circa 10 anni

In quali situazioni utilizzate i metodi AAC?

In particolare con alunni non verbali con gravi disabilità motorie che non sono in grado di impugnare una penna, con alunni con DSA (disturbo dello spettro autistico) a basso funzionamento e con alcuni alunni stranieri.

Quali sono i vantaggi dell’uso dei metodi di AAC?

L’AAC permette di comunicare a coloro che non possono esprimersi attraverso i “canali di comunicazione tradizionali”. È molto utile anche per facilitare i testi degli alunni stranieri e, in generale, per promuovere l’inclusione e l’autonomia di coloro che sono parzialmente o completamente incapaci di esprimersi. Facilita la comunicazione dei bisogni primari, la comprensione di un concetto e allena la memoria visuo-grafica. Inoltre, aiuta il bambino a migliorare la sintassi delle frasi.

Potrebbe raccontarci una situazione in cui ha riscontrato questi benefici?

L’AAC mi è stata di grande aiuto con un alunno con problemi di udito. Con lui abbiamo sempre usato la Comunicazione Alternativa e Aumentativa a scuola, ma è stato soprattutto durante il ricovero in ospedale dopo un’operazione di impianto cocleare che la CAA ha permesso al bambino di comunicare con medici e infermieri.

Pensa che i metodi di AAC siano ben conosciuti e utilizzati nel campo dell’istruzione nel suo Paese?

Purtroppo, l’AAC non è sempre utilizzata in tutte le scuole e spesso la mancanza di formazione o di conoscenza delle metodologie crea dei divari tra una scuola e l’altra. Inoltre, i corsi per imparare a utilizzarla sono estremamente costosi.

Ritiene che le pratiche legate all’AAC debbano essere migliorate? Perché?

Attualmente c’è molta confusione: molti si improvvisano operatori esperti o è opinione comune e diffusa che l’uso dell’AAC debba essere delegato solo alla scuola. L’avvio di un progetto di AAC richiede un grande impegno da parte della famiglia, dei professionisti e dei partner della comunicazione, cioè di tutti coloro che ruotano intorno al bambino con difficoltà di comunicazione.

Avete delle risorse da condividere ?

Sulla base della sua esperienza, ha qualche consiglio pratico da dare ai professionisti che hanno a che fare con studenti con bisogni speciali e che devono implementare i metodi di AAC a scuola?

Per implementare un supporto di Comunicazione Aumentativa Alternativa è necessaria una pianificazione costante e quotidiana, che non è supportata da una sola persona (l’insegnante di sostegno) ma deve essere concordata dal gruppo di professionisti che ruotano intorno all’alunno (psicologo, educatore, logopedista, assistente sociale, terapista, insegnante…) e condivisa con i genitori e i tutori.

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